sabato 4 luglio 2009

Nato il quattro Luglio


Non è un caso che oggi sabato quattro Luglio 2009 anniversario dell'indipendenza americana, il blog senso comune vede come post principale la storia del personaggio cinematografico Ron Covic, interpretato da un giovane Tom Cruise, bimbo e ragazzo prodigio che “servirà” gli Stati Uniti come marine durante la guerra in Vietnam. Ron, è nato il quattro Luglio, giorno della festa degli Stati Uniti d'America, suo padre “servì” con onore la patria a stelle e strisce in Francia contro i tedeschi nella seconda guerra mondiale e lui non vuole non seguire l'esempio paterno. Uno dei momenti iniziali del film è la parata del quattro luglio, in cui Ron rimane colpito dai veterani della seconda guerra mondiale che sfilano mutilati di qualche arto superiore o a bordo di una sedia a rotelle, adulati e festeggiati come eroi impareggiabili. Finalmente, anche per Ron venne il momento di dimostrare al mondo e alla patria che lui è non è da meno del padre e di tutti colori che hanno avuto l'onore di imbracciare il fucile ed esportare la democrazia statunitense nel resto del mondo, arruolandosi nel corpo dei Marines, azione che lo portò a scoprire la triste realtà della guerra: una miriade di innocenti tra cui donne e bambini uccisi, torture e violenze psicologiche fuori dalla portata di ogni essere umano e come se non bastasse, il dolore del conflitto vietnamita lo provò anche lui, condizionandogli il resto della vita. Quando tornò in patria, paralizzato, su di una sedia a rotelle e impotente era il 1968, tutto stava rivoluzionandosi, il motto “O ami l'America o sei fuori” era praticamente decaduto e la sua famiglia, come il resto del mondo, sosteneva che la guerra in Vietnam fosse un grande errore criminale verso l'umanità. Oliver Stone, il regista del film, regala con questa pellicola del 1989, centoquarantaquattro minuti di emozioni capaci di risvegliare numerosi sentimenti: giustizia, pace, non violenza, paura, sgomento, rabbia e commozione.

sabato 20 giugno 2009

Un anno di Senso Comune


Care lettrici e cari lettori, oggi Sabato 20 Giugno 2009, il blog Senso Comune compie il suo primo compleanno, fiero di questa prima importante tappa ringrazio tutti gli amici e coloro che ci sono stati vicini (un ringraziamento particolare va a Mediterraneo for peace), che hanno contribuito alla crescita del blog o che si sono semplicemente trovati a passare da qui.
Il blog Senso Comune nacque un caldo venerdì notte dell'anno scorso con l'intenzione di aprire una piccola finestra nel web in cui discutere e condividere qualsiasi tipo di pensiero con l'obiettivo di provare a sviluppare la capacità di guardare oltre il primo significato che può avere ciò che ci circonda. Il termine senso comune è infatti usato dall'antropologia culturale e sta ad indicare tutte quelle credenze, azioni, riti o simboli a cui la società si attiene e rispetta tramandandole da generazione in generazione perché fa parte dell'insieme dei valori collettivi che da sempre accompagna l'individuo che spesso agisce senza saper dare un significato alle proprie azioni e ignorandone le origini. Noi non sempre ci siamo riusciti, ma in questo primo anno di attività non si può certo negare che Senso Comune abbia avuto la sua parte nel panorama dei blog indipendenti e autogestiti. Gli argomenti di cui si è parlato sono stati moltissimi, tra questi la grande crisi finanziara, il terremoto abruzzese, lo sfruttamento, l'individuo in contatto con realtà sociali e mondane diverse dalla propria, la guerra in Palestina, la cinematografia e molto altro. Da ricordare la “saga” In viaggio verso Kurtz, di cui sono in arrivo moltissimi nuovi post.
Augurando di nuovo buon compleanno al blog, saluto tutte le amiche e tutte gli amici che ci hanno sostenuto e che, spero, ci sosterranno in futuro.

A presto,
Massi

venerdì 19 giugno 2009

Il popolo abruzzese al premier





Saluti da Pescara,
Massi

domenica 14 giugno 2009

Sensazioni



Ci sono delle sensazioni che non proviamo ogni giorno, magari le proviamo poche volte nella vita, ma quando le percepiamo sono intense, molto intense. Alcune durano pochi attimi. Pensate al momento in cui vi siete accorti di avere smarrito qualcosa, per un secondo si ferma tutto il corpo ed è facile farsi prendere dal panico, per pochi secondi certo, ma è uno stress senza precedenti. Un'altra sensazione che non proviamo quotidianamente potrebbe essere un addio o quando ci si avvicina una persona della quale siamo seriamente innamorati oppure quell'ansia che si ha prima di affrontare un esame, poco importa che tipo di esame è, ciò che ci risolleva è l'averlo superato con idoneità.
E con la piena idoneità giovedì 11 Giugno ho superato l'esame che garantiva l'estensione ai mari e alle acque aperte del brevetto di salvamento preso nel Giugno 2005, ieri invece, sempre con la piena idoneità ho ricevuto il brevetto di istruttore di nuoto dopo una bella giornata passata con gli amici di Bivona, di cui qualcuno veramente speciale che purtroppo non vedrò più (a proposito di addi) e Filippo ed Ivan del mio stesso paese
a presto,
Massi

Stella


Stella, ragazzina proveniente dai quartieri operai di una Parigi del 1977, è stata ammessa in una delle migliori scuole medie della città. I genitori della piccola protagonista del film della regista Sylvie Verheyde, gestiscono un bar frequentato per lo più da alcolisti e sfaccendati. Stella essendo cresciuta totalmente trascurata e in un ambiente poco consono ad una adeguata formazione personale, si ritrova ad affrontare con occhi totalmente estranei rispetto ai coetanei, le vicende della sua tenera età. Stella sa giocare d'azzardo, sa tutto sul calcio e sul pallone d'oro, sa addirittura come si “scopa” ma ha parecchie difficoltà nell'apprendimento scolastico e nell'integrazione coi compagni. La piccola attrice, interpretata da Léora Barbara, ha infatti poche amiche e tutte quante singole, l'unica sfilza di amici che ha sono i disadattati del bar.
Il film, presentato nel 2008 alla 65° mostra del cinema di Venezia, ha uno stile drammatico capace di emozionare e divertire allo stesso tempo, si può definire una piccola luce nello scadente buio della cinematografia odierna, in grado di allietare non solo gli amanti del cinema underground, ma anche i più esigenti divoratori di pellicole commerciali a grande diffusione.

mercoledì 3 giugno 2009

Tornato da Ustica!

lunedì 18 maggio 2009

CSI - Del mondo

I misteri dei social network, facebook colpisce ancora

Amiche e amici, vorrei parlarvi di una cosa a me successa e che mi ha lasciato davvero perplesso.
Si tratta del popolarissimo e popolatissimo facebook, il social network più utilizzato nel mondo.
Circa cinque mesi fa, dopo neanche un mese di vita del mio account facebook, stanco di quel mondo fatto di gruppi e di amici che a stento si salutano nella vita non virtuale decisi di farla finita ed eliminare il mio account. Tutto ok, fino a ieri, quando un mio caro amico mi disse che i dati restano praticamente intatti e l'account pure, inoltrandomi in una pagina di “nonciclopedia” riguardante le gaffe di facebook. Spinto dalla curiosità per vedere se tutto ciò che c'era scritto li fosse vero, sta mattina ho provato ad effettuare il login al mio pensato morto e sepolto account e invece tutto era li come lo avevo lasciato! Incredibile, il garante della privacy chissà cosa ne pensa.
Sapevo che c'era una possibilità di riattivazione dell'account una volta eliminato, ma pensavo che il social network preservasse la disponibilità dell'indirizzo di posta utilizzato per il login, che è comunque una cosa che non andrebbe fatta.
Quindi anche eliminare le proprie foto e i propri dati è un'operazione inutile, facebook tiene in memoria tutto quello che gli è stato caricato anche se noi decidessimo di farle sparire.
Speranzoso che le cose cambino vi saluto e vi auguro un buon inizio di settimana.

Massi

La guerra del petrolio. Curato e realizzato da Lorenzo Barichella dell'accademia dello spettacolo di Milano



dall'utente accademiaspettacol

lunedì 11 maggio 2009

La macchina del tempo

Bentornati amiche e amici nel blog Senso Comune!
Quante volte, ascoltando un motivetto, una canzone o meglio ancora un album intero, vi sembra di tornare indietro nel passato e di rivivere i giorni con cui avete trascorso quelle melodie? Beh si è una cosa che capita spesso e a chiunque, non c'è dubbio.
Da qualche giorno ho riscoperto un vecchio album della band che per un lungo periodo campeggiava in vetta alla mia classifica personale, gli Afterhours. L'album è Hai paura del buio. Ora, lo so che quello che sto per raccontarvi ha dei tratti apparentemente poco romantici nei confronti della mia fidanzata Giulia, ma fa parte di uno dei periodi più belli della mia adolescenza, non ero fidanzato in pianta stabile e non vorrei dimenticarlo per nulla al mondo.
Pescara, estate 2005.
Era già qualche anno che ascoltavo gli Afterhours e in compagnia del fidato amico Franklin, riproducevamo le loro canzoni in garage e quando ci andava bene lo facevamo durante qualche esibizione. Della band possedevo già un pò tutto il loro miglior repertorio ma questo mi mancava. Hai paura del buio? Lo prendo e pago. Una volta uscito, dal mio immancabile tascapane estraggo il lettore cd e subito Male di miele. Cammino per le strade di una Pescara rovente in cui la mia maglietta sembra un tutt'uno con me stesso. Forse sarebbe stato meglio andato al mare oggi. Ma si dai c'è ancora tempo... “tin tin”, un messaggio, «che fate tu e tuo zio sta sera? Ci vediamo?». Ma si perché no?
Dovete sapere che mio zio è un ragazzo, dieci anni più grande di me con il quale ogni volta che ci vediamo giriamo per lungo e in largo Pescara come se fossimo due compagni di scuola, inseparabili.
L'estate del 2005 che ho trascorso a Pescara, è stata decisamente meno movimentata dell'estate precedente, ma la compagnia era più o meno la stessa, anche se cambiavano alcuni dettagli... Ora non vi sto a raccontare tutti i particolari per evitare di annoiarvi. Frequentavamo degli amici tra cui due sorelle a cui piacevo a entrambe e ogni volta era un teatrino napoletano. Fortunatamente oggi come ieri il pensiero mi fa solo ridere. Nel frattempo i miei giorni erano accompagnati dall'album della mia rock band preferita. Compreso il giorno del viaggio di ritorno a Piazza Armerina. Ricordo che quando tornai presi la moto e via, insieme all'amico Franklin. Il mio paese era un casino bestiale, macchine di qua e di la, marciapiedi che non riuscivano a contenere tutti i pedoni, non è stato facile ritrovarci con gli amici ma non impossibile, ricordo che mentre ci raccontavamo i nostri quindici giorni Franklin mi raccontò di un ragazzo del mio paese morto a causa di un aneurisma, “cazzo” pensai, me lo ricordo perfettamente. Tornato a casa ricordo che essendo ancora un pò confuso dal viaggio riformulai tutti i ricordi delle due settimane abruzzesi...


...Suona il telefono, lo sento nella pausa tra un brano e l'altro malgrado le cuffie. Non sono a Pescara, tanto meno fuori con gli amici, sono a casa disteso sul mio letto. Sullo stesso letto in cui ripercorrevo tutti i giorni della mia vacanza. Il telefono smette di suonare. È il 2009 cazzo e sono già alla numero 15 dell'album, chissà da quanto tempo sono sopra questo letto. Ora ho la mente un po' annebbiata e mi restano dei ricordi brevi e sconnessi tra loro, come il racconto che ho scritto in questo post.
Ma chi lo avrebbe detto che mettendomi le cuffie sta mattina avrei pensato e rielaborato tutta sta roba?

domenica 10 maggio 2009

Un'autentica storia di altruismo e generosità verso gli altri e verso sé stessi. Marco Campagna tra la popolazione colpita dal sisma


"Con l'aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio:
- per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio paese;
- per aiutare gli altri in ogni circostanza;
- per osservare la Legge scout".

Mi chiamo Marco Campagna, ho 22 anni, sono un capo del Branco Roccia della Pace, gruppo scout Piazza Armerina 2, parrocchia Sacro Cuore.
Dal 28 Aprile al 5 maggio ho prestato il mio servizio in Abruzzo per l’emergenza terremoto.
Non ho fatto niente di speciale, se non tenere fede alla Promessa pronunciata tanti anni fa: compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio paese, aiutare gli altri in ogni circostanza.
Durante questi giorni ho prestato diversi tipi di servizio, dal magazziniere al distributore di pasti in mensa fino al segretario della funzione per il coordinamento dei volontari, ma dopo esser ritornato ho capito che in tutti questi impieghi ho servito sempre una persona sola: Gesù, incarnato in tutta la gente sofferente che ho incontrato.
Sono arrivato il 28 aprile a Palombaia di Tornimparte, il campo gestito dalla regione Sicilia, a circa 10 km dall’Aquila. Il primo impatto con il campo è forte, adesso non sei più davanti lo schermo, comodamente seduto a casa, ma sei proprio lì, puoi toccare con mano le tende, la pioggia incessante, il freddo.
Già durante il viaggio mi chiedevo: “ma adesso io che vado a raccontare alla gente che ha perso casa, lavoro, automobile e forse anche qualche parente?”.
Arrivato al campo però devi essere subito operativo e (forse per fortuna) non hai neanche il tempo di pensare ad altro per via di tutto il lavoro da fare.
I primi due giorni li ho passati in mensa, tra magazzino, cucina e distribuzione pasti: sono i momenti del pasto quelli in cui si ha il contatto con la popolazione, ed è lì che quella domanda rimasta senza risposta qualche riga fa cade subito, infatti sono proprio loro, gli sfollati, che ti danno il benvenuto!!
“Che bello delle facce nuove!”, “Benvenuti a Tornimparte!”, “Da dove arrivate ragazzi? Fa freddo da queste parti eh?”, sono solo alcune delle frasi che mi sono sentito dire al mio primo giorno di lavoro.
Senza parole. Sono loro che mi rassicurano, che mi fanno subito sentire a casa. Spesso si sente dire dai volontari che durante il loro servizio hanno ricevuto dalla gente assistita più di quello che sono riusciti a dare. Non è retorica.
Per la prima volta mi viene in mente una frase del fondatore dello scautismo, e che mi tornerà in mente in maniera quasi ciclica ogni giorno:
“La vera felicità la potrete trovare solo facendo la felicità degli altri”.
Nel nostro campo i bambini non sono molti, ma riescono lo stesso a mettere allegria, e io che sono un capo branco abituato a stare con i bambini mi faccio subito coinvolgere dai loro giochi, il nascondino tra le tende era il più divertente. Alcuni di loro non hanno più una casa né una scuola né un campetto in cui giocare, eppure hanno una gran voglia di cantare, ballare, correre, ridere. Solo i bambini riescono in certe cose.
Nei giorni successivi vengo spostato in segreteria volontariato del com 3 di Pizzoli: lavoro dalle 8 di mattina alle 21, il nostro compito è quello di gestire tutti i volontari di un bel po’ di campi sparsi a nord e a sud di L’Aquila. Il lavoro arretrato è moltissimo, soprattutto riguardo la registrazione dei volontari in servizio nei vari campi: in soli cinque giorni registriamo più di mille volontari.
Da questo luogo vedo passare tantissime facce e tantissime figure utili in un’emergenza, infermieri, psicologi, unità cinofile, guardia caccia e guardia pesca, radio amatori e tanti altri. I modi per fare servizio sono davvero tanti.
I giorni passano uguali, tra una scossa e l’ altra, c’è pure chi si vanta, scherzosamente, di conoscere gli “orari” del terremoto: le 5.00 di mattina, le 14.00 e le 22.00 circa, fuori da questi orari non dovrebbero accadere sorprese.
Il primo maggio è la festa dei lavoratori, e tornando dalla segreteria trovo un gruppo musicale nel tendone della mensa con tutta la gente e i volontari che ballano allegramente. Sono stanco, ma non appena vedo alcuni bambini che scorrazzano tra i tavoli e le persone che ballano, non riesco a trattenermi e mi butto a giocare con loro. Sarà stata solo una mezz’oretta, ma è bastata a darmi la ricarica di allegria e gioia di cui avevo bisogno per affrontare i giorni successivi.
Arriva il 5 maggio, giorno importante per ben altri motivi, ma è anche il giorno del mio ritorno a casa. In questi giorni la nostra squadra è diventata molto affiatata e doversi salutare non è mai una cosa semplice. Ma la cosa più difficile è salutare la gente del posto, sia quelli che hai conosciuto di persona che quelli visti solo ogni tanto. Quando una squadra torna a casa (generalmente durante l’ora di pranzo), passa tra i tavoli della mensa e tutta la gente batte forte le mani e saluta, la commozione è davvero tanta da entrambe le parti, e soprattutto è autentica: qua non ci sono telecamere con i loro primi piani alla ricerca della lacrima a tutti i costi né giornalisti indiscreti che sembrano fare domande apposta per generare il pianto. Qui è tutto vero, purtroppo. Io decido di camminare a testa bassa fino all’uscita, fermandomi solo a salutare qualcuno che mi chiama da vicino. Arrivato nel furgone mi rendo conto di avere un magone che non riesco a farmi passare, ma non sono solo, anche gli altri compagni di squadra sono tristi. Mi sembra quasi di abbandonare tutta quella brava gente, mentre io me ne torno tranquillo nella mia calda casetta. So che non è così, in esercitazione mi è stato detto più volte che la vita deve continuare per tutti, sia per loro che per noi volontari, ma è dura da mandare giù; e allora cerco di applicare un articolo della legge scout (gli scout sorridono e cantano nelle difficoltà): cantando riusciamo a sfogarci un po’, ma una piccola parte di me è rimasta lì, nei sorrisi di Martina, Vittorio, Lorenzo, Samuele, Alessia, il vecchietto di cui forse neanche sapevo il nome con cui ho fatto qualche volta colazione e che mi ricordava tanto mio nonno, e tutti gli altri che mi hanno onorato della loro conoscenza.
L’AQUILA TORNA A VOLARE!!

Marco Campagna